L’interruzione volontaria di gravidanza, comunemente chiamata aborto, costituisce una delle pratiche mediche più comuni della storia, di fatto esercitata (legalmente e illegalmente) in ogni epoca e da ogni cultura.

Ma l’aborto volontario è anche una delle pratiche mediche più discusse di tutti i tempi dal punto di vista etico e morale, molto meno dal punto di vista pratico. Ecco perché, in questo video, cercheremo di spiegare tutto quello che c’è da sapere sull’aborto in Italia.

E allora: in che cosa consiste l’interruzione volontaria di gravidanza e che cosa prevede la legge italiana a riguardo? #TELOSPIEGO!

L’interruzione volontaria di una gravidanza (IVG) è un diritto, sancito e regolato in Italia dalla famosa e discussa Legge 194 del 1978.

Secondo la legge l’aborto è possibile, a parte casi particolari, entro e non oltre i 3 mesi dal concepimento.

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La persona che decide di interrompere la gravidanza potrà farlo rivolgendosi ad un consultorio, ad un ospedale o al proprio medico curante e dovrà presentare un certificato medico che accerti lo stato di gravidanza e un documento che attesti la volontà di interromperla.

Nel caso di minori è necessaria l’autorizzazione di entrambi i genitori o di un giudice tutelare.

Una volta effettuata la richiesta, a meno che non ci si trovi in situazioni di urgenza, bisogna attendere 7 giorni, che la legge stabilisce essere il tempo necessario a escludere ogni possibilità di ripensamento e durante i quali la paziente, tramite i consultori, viene messa a conoscenza di tutte le possibilità alternative all’interruzione di gravidanza.

Allo scadere del settimo giorno, se la donna non ha cambiato idea nel frattempo, può recarsi presso una struttura sanitaria pubblica o convenzionata (non presso cliniche private) e ottenere l’interruzione.

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ABORTO FARMACOLOGICO

Esistono 2 modalità per interrompere volontariamente una gravidanza: l’aborto farmacologico, possibile entro i primi 49 giorni (6 settimane e 6 giorni dal concepimento) e l’aborto chirurgico.

Innanzitutto, l’aborto farmacologico non va assolutamente confuso con la pillola del giorno dopo, che non causa l’aborto ma agisce prima che la gravidanza si sia instaurata.

Inoltre, essendo poco invasivo, l’aborto farmacologico è generalmente preferibile e, di fatto, la pratica usata più di frequente.

Nel caso di aborto farmacologico la paziente viene obbligatoriamente ricoverata per il tempo necessario al trattamento e, dopo alcuni accertamenti e analisi, assume per bocca una pillola di mifepristone o “RU486” (legale in Italia dal 2010), che blocca lo sviluppo dell’embrione e induce il distacco del prodotto del concepimento dall’utero, determinando la fine della gravidanza.

Dopo alcune ore, viene somministrato un secondo farmaco a base di prostaglandine che fa contrarre l’utero, permettendo l’espulsione dell’embrione e lo svuotamento dell’utero con un processo simile a quello che avviene naturalmente durante le mestruazioni.

A tal proposito, ecco un resoconto dei dati statistici raccolti sull’aborto farmacologico nel biennio 2010-2011.

ABORTO CHIRURGICO

L’aborto chirurgico viene invece effettuato dal 50esimo giorno di gravidanza in poi, ma può essere effettuato anche in alternativa a quello farmacologico, per esempio nel caso di allergie ai medicinali.

Anche in questo caso è previsto il ricovero (generalmente per uno o due giorni) e l’intervento, che dura pochi minuti, viene effettuato in anestesia totale.

Sono 2 le tecniche per l’aborto chirurgico: la più diffusa è l’isterosuzione:

L’isterosuzione consiste nell’uso di una cannula (più o meno delle dimensioni di una penna) che una volta inserita nell’utero e collegata a una pompa a vuoto aspira l’embrione o il feto e l’endometrio, lo strato più interno della mucosa uterina, lo stesso che si sfalda durante il flusso mestruale.

Il secondo metodo, più datato e, a oggi, ormai poco praticato, è quello della cosiddetta dilatazione e revisione di cavità uterina o raschiamento, intervento previsto anche con finalità diagnostiche o terapeutiche diverse dall’interruzione volontaria di gravidanza.

In questo caso, dopo aver dilatato a sufficienza il collo dell’utero, per permettere al medico di operare, viene inserito nella cavità uterina uno strumento chirurgico chiamato “curette”, una piccola lama a forma di cucchiaio usata anche per biopsie e asportazione di verruche che viene usata appunto per raschiare l’endometrio, rimuovendo così il prodotto del concepimento.

Se l’aborto chirurgico avviene dopo l’ottava settimana, di solito, vengono combinate le tecniche di isterosuzione prima e raschiamento poi, per evitare che permangano dei frammenti all’interno dell’utero, che possono creare infezioni e problematiche varie.

In ogni caso, per evitare complicanze, è prevista, prima e durante l’intervento, una serie di procedure mediche consultabili a questo link.

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DOPO 90 GIORNI

Oltre il 90esimo giorno dal concepimento è possibile praticare un’interruzione volontaria di gravidanza solo ed esclusivamente nel caso di un aborto terapeutico, cioè quando la gravidanza o il parto comportano un grave pericolo per la vita della donna (gravi malattie cardiovascolari e renali, o tumori maligni la cui terapia potrebbe indurre danni al feto) o nel caso subentrino complicazioni (come per esempio l’accertamento di  malattie o malformazioni del nascituro) che possano costituire un grave pericolo per la salute fisica o psichica della madre.

Nell’ambito dell’aborto terapeutico rientra anche l’interruzione volontaria selettiva di gravidanza nel caso di gravidanze multi-fetali (più frequenti a seguito di fecondazione assistita), laddove la presenza di più feti ne possa causare la morte intrauterina o comprometterne lo sviluppo. Questa, tuttavia, è praticata nel minor tempo possibile dall’instaurarsi della gravidanza.

Per procedere all’interruzione della gravidanza, a ogni modo, non basta che siano presenti anomalie o malformazioni del nascituro, ma occorre che queste determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della madre.

Inoltre, è necessaria una certificazione medica che attesti la concretezza delle suddette condizioni di rischio.

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CONTROINDICAZIONI E RISCHI

Salvo rare complicazioni, l’interruzione volontaria di gravidanza sotto controllo medico è estremamente sicura, con tempi di recupero generalmente brevi, non reca danno all’apparato riproduttivo e non compromette la possibilità di nuove gravidanze.

Grossi rischi si corrono invece quando invece l’interruzione volontaria di gravidanza viene effettuata illegalmente da parte di personale non qualificato o con metodi fai da te, come l’ingestione di erbe o l’assunzione di medicinali senza la supervisione di un medico.

E voi, che opinione avete riguardo l’aborto? Siete favorevoli o contrari e perché? Fatecelo sapere nei commenti e fateci sapere anche quale vorreste che fosse il prossimo video di #TELOSPIEGO!

Autori: SACHA DOMINIS e ANDREA GIOVALÈ


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