Omofobia” è un termine coniato negli anni ’60 dallo psicologo americano George Weinberg.

Il termine è composto dall’unione delle parole “omo” e “fobia“. In questo caso, “omo” è l’abbreviazione di “omosessuale“, ovvero una persona attratta da altre del suo stesso genere. “Fobia” è invece una parola che abbiamo ereditato dal greco antico (“phobos“), che significa “paura“.

In psicologia, però, il termine fobia non indica una semplice paura, emozione sana e naturale quando motivata. Indica invece una paura ingiustificatamente grande e immotivata, che condiziona negativamente la quotidianità di un individuo e che è bene cercare di superare per condurre un’esistenza più piena e più sana.

Le fobie più comuni come claustrofobia (paura dei luoghi chiusi o degli spazi ristretti) e aracnofobia (paura dei ragni) colpiscono direttamente chi ne soffre. Nel caso dell’omofobia, invece, sempre secondo Weiberg, ci troviamo di fronte a una fobia operante come un pregiudizio.

Questo significa che gli effetti negativi di questa paura immotivata non vengono subiti solo da chi ne soffre, ma anche e soprattutto da coloro verso cui questo pregiudizio è rivolto, ovvero le persone omosessuali.

In sintesi, una buona definizione di Omofobia potrebbe essere la seguente: “quell’insieme di idee, pensieri e opinioni che provocano emozioni quali ansia, paura, disgusto, disagio, rabbia e ostilità nei confronti delle persone omosessuali“.

Ma… omofobi si nasce o si diventa?

Sembrerà scontato dirlo, ma non si nasce omofobi.

Naturalmente, conta molto la chiusura mentale e la rigidità, ma l’omofobia è un pregiudizio che viene acquisito.

L’Omofobia è frutto di tutti quei messaggi negativi nei confronti degli omosessuali che abbiamo ricevuto sin da bambini, attraverso l’educazione ricevuta non solo dalla nostra famiglia, ma anche dalla società in cui siamo nati e cresciuti, e quindi da istituzioni come la scuola, lo Stato e la Chiesa.

Anche i media trasmettono spesso messaggi ambigui e omofobi, ad esempio attraverso la censura di scene d’amore e affettuosità omosessuali, oppure dando spazio a chi promuove messaggi falsi e offensivi come l’equazione, sbagliata, gay = pedofilo.

Tutti questi messaggi negativi danno forma alle nostre convinzioni e ai nostri atteggiamenti nei confronti del mondo, e quindi, molto prima di avere una reale comprensione di cosa sia l’omosessualità, le persone possono ereditare dall’ambiente una cultura omofoba, che prende forma nella convinzione che essere gay sia qualcosa di sbagliato.

Una convinzione, ovviamente, errata.

Vuoi verificare se e quanto sei omofobo?

A volte non è facile realizzare di esserlo, ma esistono frasi e luoghi comuni che sono sintomo di atteggiamenti omofobi.

Frasi come: “Tutti questi gay contribuiscono al calo delle nascite!“, “Non ho niente contro gli omosessuali, però…“, “Ho molti amici gay“, “Due donne ok, ma due uomini…“, “Gioca bene a pallone, per essere gay!“, “Va bene essere gay, ma se si baciano che schifo!“.

Se anche tu sei d’accordo o usi spesso una o più delle precedenti frasi, beh… Probabilmente sei una persona omofoba.

Autore: Sacha Dominis


Per approfondire l’argomento (e sostenerci facendolo) consigliamo:

omofobiaComprendere l’Omosessualità

di Marina Castaneda

 

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