CHE COSA SIGNIFICA LA SIGLA LGBT(QIA+)? #TELOSPIEGO!

Fin dalla fine degli anni ’80 la sigla LGBT è stata usata per riferirsi alla cosiddetta “comunità gay“.
Nel corso degli anni però questa sigla si è allungata e oggi l’acronimo LGBTQIA+ non si riferisce soltanto al mondo gay ma a quella ancor più grande comunità di persone che non si riconoscono negli orientamenti sessuali e nelle identità di genere considerati “tradizionali”.

ORIENTAMENTO SESSUALE E IDENTITà DI GENERE

Che cosa si intende per orientamento sessuale e identità di genere?
Prima di tutto bisogna sapere che sono due cose molto diverse!

Il nostro orientamento sessuale definisce il genere delle persone da cui siamo attratti sessualmente.
Per esempio, se a una donna piacciono gli uomini, vuol dire che il suo orientamento è quello ETEROSESSUALE.

L’identità di genere si riferisce invece al genere a cui sentiamo di appartenere, che può corrispondere o meno al sesso biologico con cui nasciamo.

Per esempio, se una persona nasce in un corpo maschile e si sente un uomo, si dice che abbia un’identità CISGENDER.

Bisogna fare attenzione a distinguere orientamento e identità: una donna a cui piacciono le donne resta una femmina e NON è né si sente un maschio, proprio come un uomo attratto da altri uomini è e resta un maschio!

Tutto chiaro? Bene!
Allora è il momento di rivelare cosa vuol dire ogni lettera dell’acronimo LGBTQIA+!

Orientamenti sessuali e identità di genere diverse da quelle ritenute “tradizionali” si riuniscono nella comunità LGBTQIA+

COSA SIGNIFICA OGNI LETTERA DELLA SIGLA LGBTQIA+

L sta per LESBICA, cioè una donna a cui piacciono le donne.

G sta per GAY, cioè un uomo a cui piacciono gli uomini.

Più in generale, lesbiche e gay si dicono OMOSESSUALI, cioè individui a cui piacciono persone del loro stesso genere.

 

B sta per BISESSUALE, cioè una persona a cui piacciono sia uomini che donne.

Ma attenzione:
non TUTTI gli uomini e TUTTE le donne contemporaneamente

Una persona bisessuale infatti sceglie i suoi partner esattamente come fa un eterosessuale o un omosessuale, e il suo orientamento non la rende più infedele o libertina di altre.

Negli ultimi anni, con la crescente attenzione verso i generi “non binari” (di cui parleremo a breve) il significato di questa parola si è evoluto e oggi chi si definisce bisessuale intende dire che è attratto da più di un genere.

Dalle stesse riflessioni parte un altro orientamento che ancora non ha la sua lettera nella sigla: si tratta della PANSESSUALITÀ.

A una persona PANSESSUALE non interessa il genere della persona che le piace.

 

T sta per TRANSGENDER.
Una persona transgender si sente di un genere diverso rispetto a quello che le è stato dato alla nascita.

Questo termine comprende varie identità di genere, infatti esistono sia identità transgender binarie (persone MtF e FtM, cioè che passano dal maschile al femminile o viceversa) che identità transgender non binarie (persone che sentono di non appartenere affatto o non solo ai generi maschile e femminile, o che sentono di appartenere a entrambi i generi).
L’identità transgender più conosciuta è quella che fino a qualche tempo fa veniva detta “transessualità”, cioè persone che nascono in un corpo femminile ma si sentono uomini o, viceversa, persone che nascono in un corpo maschile ma si sentono donne.

Il modo giusto per parlare di queste persone è dire il genere in cui si riconoscono seguito dalla parola “trans”.
Molte persone transgender però preferiscono essere indicate solo col genere in cui si riconoscono.
In ogni caso, per essere sicuri al 100% di non sbagliare, la cosa migliore è chiedere alla persona in questione come preferisca essere chiamata.

Sfatiamo qualche stereotipo sulle persone transgender:

  • Non tutte le persone trans sentono il bisogno di modificare il loro aspetto per stare bene con loro stesse.

Chi lo fa di solito soffre di “DISFORIA DI GENERE”, cioè un disagio così forte verso il proprio corpo che può essere alleviato solo con interventi medici.

  • Il transgenderismo non è una malattia mentale
  • Il transgenderismo si riferisce solo all’identità di genere. Perciò una persona trans può essere eterosessuale, omosessuale o avere qualunque altro orientamento.
 

Esempio di persona transgender, precisamente una donna trans nata in un corpo da uomo

 

Q sta per QUEER, che in inglese significa “bizzarro, strano”.

Una persona si definisce “queer” quando non vuole incasellarsi in categorie di identità e orientamento sessuale che sente come troppo “strette”, di solito perché crede che le persone abbiano identità e gusti “fluidi”, cioè che variano nel tempo e che è difficile cristallizzare in una definizione.

La lettera Q indica anche le persone QUESTIONING, cioè che sono ancora alla ricerca di chi sono e di cosa piace loro.

 

I sta per INTERSESSUALE.
Una persona intersessuale è una persona che ha caratteristiche sessuali diverse da quelle che sono considerate di solito maschili o femminili, sia a livello di cromosomi che di ormoni, apparati, genitali e altro.

L’intersessualità è una categoria ampia che comprende più casi diversi, come per esempio:

  • Persone con un solo cromosoma sessuale X presente e/o del tutto funzionante, situazione chiamata Sindrome di Turner
  • Persone che hanno più di due cromosomi sessuali, come nel caso di chi ha il trio XXY, situazione chiamata Sindrome di Klinefelter
  • Persone che da fuori sembrano donne ma che hanno i cromosomi sessuali maschili XY, situazione dovuta alla Sindrome da Insensibilità agli Androgeni (o Sindrome di Morris), cioè alla difficoltà dei tessuti di queste persone di recepire gli ormoni maschili
  • Persone che hanno le gonadi, ovvero le ghiandole sessuali, fatte sia di tessuto ovarico che testicolare, cioè sia delle ovaie femminili che dei testicoli maschili.
    In passato questa condizione veniva chiamata “ermafroditismo”, soprattutto se era visibile dall’esterno, ma il termine medico corretto è “ovotestis“.

L’intersessualità è molto più diffusa di quanto si immagini, infatti pensate che per esempio:

– 1 donna ogni 2000 ha la sindrome di turner
– 1 uomo ogni 1000 ha la sindrome di klinefelter
– 1 donna ogni 13.000 soffre di insensibilità agli androgeni completa
– 1 neonato ogni 20.000 presenta ovotestis

L’intersessualità è una condizione così poco conosciuta, anche tra i medici, che spesso i neonati intersessuali subiscono interventi che non servono alla loro sopravvivenza ma solo a farli assomigliare di più a una donna o a un uomo. Ma questo causa loro pesanti danni fisici e psicologici.

Perciò le associazioni di categoria consigliano di aspettare che la persona intersessuale cresca prima di compiere interventi e terapie non vitali, cosicché possa scegliere lei di “lasciare” il suo corpo com’è oppure operarsi e prendere farmaci per avere l’aspetto di donna o uomo.

Una persona intersessuale presenta caratteristiche sessuali diverse da quelle considerate di solito maschili o femminili

Infine, A sta per ASESSUALE.
Una persona asessuale non prova attrazione sessuale verso nessun genere. Detto in parole molto semplici, è una persona che non prova la voglia di fare sesso.

Attenzione, l’asessualità NON è la castità. La differenza sta nella scelta.
Una persona casta prova attrazione sessuale ma resiste a quel desiderio, mentre una persona asessuale neanche ci pensa al sesso.

È la stessa differenza che c’è tra una persona a dieta e una a cui non piacciono i dolci: se sei a dieta, fai una fatica enorme a non comprare la cioccolata al supermercato, invece se non ti piacciono i dolci non sai neanche quale sia lo scaffale della cioccolata.

Quindi a una persona asessuale NON manca il sesso, proprio come alla persona a cui non piacciono i dolci non manca la Nutella. E nessuna delle due è “malata”.

Anche per l’asessualità esistono diversi tipi, in base al rapporto col romanticismo e col sesso.
Infatti si parla più precisamente di “spettro” dell’asessualità.

Una persona asessuale può volere una relazione stabile, oppure no.
Può essere schifata dall’idea del sesso, oppure farlo con piacere con la persona di cui è innamorata.
Un asessuale infatti può fare sesso e provare piacere, solo che probabilmente non sarà lui o lei a fare il primo passo.

Alcuni intendono la lettera A anche come ALLY, “alleato”, cioè una persona eterosessuale cisgender che promuove attivamente i diritti del resto della comunità.

La differenza tra asessualità e castità sta nella scelta

E quel + alla fine della sigla?

Il + indica tutte le altre possibili identità di genere e orientamenti sessuali.
Poliamorosi, demisessuali, agender, genderfluid…
Più vanno avanti le riflessioni su sesso e genere, più l’elenco si allunga!

Ma c’è una cosa importante da ricordare:
Queste “etichette” non sono obbligatorie!

C’è chi non sente il bisogno di usarle, chi le trova utili per capirsi meglio e perfino chi si comporta in un modo ma si descrive con un altro!

Insomma, ce n’è per tutti i gusti più 1, come le caramelle di Harry Potter.

L’unica regola è rispettare le scelte e le esperienze degli altri, anche quando non le capiamo.

 

AUTORI: Claudia GiancolaSacha Dominis

FONTI PRINCIPALI:
  • Barker, Meg-John – Christina Richards, The Palgrave Handbook of the Psychology of Sexuality and Gender, Palgrave Macmillan, (2015)
  • Erickson-Schroth, Laura, Trans bodies, trans selves : a resource for the transgender community, Oxford University Press, 2014
  • Lingiardi, Vittorio – Nicola Nardelli, Linee guida per la consulenza psicologica e la psicoterapia con persone lesbiche, gay e bisessuali

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