Se anche tu non riesci a capire perché non riesci a smettere di fumare, #TELOSPIEGO!

Questa è una molecola di ACETILCOLINA, questa invece è una molecola di NICOTINA, ai nostri occhi non sembrano somigliarsi molto ma per il nostro cervello sono molto simili, ed è proprio questo uno dei motivi principali per cui smettere di fumare è così difficile.

Per capire perché, è necessario innanzitutto sapere che cos’è la nicotina e come agisce questa sostanza sul nostro cervello.

La nicotina è essenzialmente un veleno

O meglio, è una sostanza naturalmente prodotta dalla pianta del tabacco, particolarmente concentrata nelle sue foglie, dove viene accumulata dalla pianta come forma di protezione naturale dagli insetti erbivori.

La nicotina infatti è un potente insetticida, tanto che forme di nicotina sintetica, i neonicotinoidi, vengono diffusamente utilizzate in agricoltura e sono peraltro tra le prime cause della moria mondiale di api da miele degli ultimi anni.

Pensate che studi sugli animali hanno dimostrato come la nicotina sia tossica quanto la stricnina e tre volte più letale dell’arsenico, entrambi veleni molto potenti.

Ma la cosa più sorprendente riguardo questa sostanza è il fatto che sia così simile, per dimensioni e polarità, ad uno dei neurotrasmettitori più importanti del nostro organismo, ovvero l’ACETILCOLINA.

Come abbiamo spiegato in passato, nel nostro video sulla Marijuana, un neurotrasmettitore è una sostanza chimica con il compito di fare da messaggero fra le varie terminazioni nervose.

Specifici neurotrasmettitori trasportano specifici segnali al cervello, attivandone determinate aree e causando in questo modo specifiche reazioni nell’organismo.

L’acetilcolina è importante proprio perché è il neurotrasmettitore responsabile del rilascio nel cervello di oltre 200 sostanze chimiche, la più importante tra queste è la dopamina.
La dopamina è il neurotrasmettitore della motivazione primaria del cervello ed è la sostanza alla base di moltissime forme di dipendenza da droghe, nicotina compresa.

Vediamo perché:

il sistema limbico, ovvero la parte più primitiva del nel nostro cervello, è strutturato per farci attuare istintivamente tutti i comportamenti utili alla nostra sopravvivenza. È il sistema operativo di base del nostro cervello e governa gli istinti primari e fondamentali che servono a mantenerci in vita.

Per spingerci a compiere queste azioni a prescindere dalla nostra volontà, il nostro cervello ha adottato un sistema efficacissimo: ci premia quando compiamo azioni utili alla nostra sopravvivenza, e lo fa attraverso il rilascio di DOPAMINA.

Quando viene rilasciata nel cervello umano, infatti, la dopamina provoca una piacevole sensazione di appagamento e gratificazione, una sensazione così piacevole da farci desiderare di provarla ancora e che ci spinge, volenti o meno, a ripetere le azioni che ne hanno causato il rilascio o a ricercarne le cause.

Il rilascio di dopamina è, per esempio, il motivo per cui ci piace mangiare, ci piace giocare o ci piace l’approvazione e la compagnia di altre persone.

Allo stesso modo la carenza di dopamina è il motivo per cui siamo nervosi quando abbiamo fame o proviamo ansia quando ci annoiamo, sensazioni che vengono annullate immediatamente quando mangiamo o quando portiamo a termine un compito.

Questo sistema di rilascio della dopamina è il modo che la natura e l’evoluzione hanno trovato per spingerci a fare tutte quelle cose che ci fanno bene, che ci mantengono in vita e che sono vantaggiose da un punto di vista evoluzionistico.

Ma il nostro cervello non si limita a creare forti associazioni fra soddisfacimento del desiderio e comportamenti che favoriscono la sopravvivenza, come bere, mangiare o riprodursi.

Il cervello infatti, si preoccupa anche di fare in modo tale che queste associazioni vengano registrate il più nitidamente possibile nella nostra memoria, creando dei collegamenti diretti per il rilascio di dopamina anche nella corteccia prefrontale dove risiede la nostra memoria cosciente.

In questo modo, anche quando ricordiamo eventi importanti a livello motivazionale, il cervello può irrorare di dopamina la corteccia prefrontale, fissandoli nella nostra memoria e garantendo in tal modo che anche solo il loro ricordo possa influenzare il nostro comportamento futuro.

Si potrebbe paragonare questo sistema ad una riga di codice, una sorta di algoritmo interno che ci fa ripetere o ricercare tutte quelle cose che ci fanno stare bene perché ci fanno bene e ci sono utili.

Ma cosa succederebbe se qualcuno o qualcosa hackerasse questo sistema?

Se, cioè, riuscisse a usare il nostro codice interno per farci invece ripetere un’azione nociva, come assumere quotidianamente un veleno, danneggiandoci invece di aiutarci?

Beh, sarebbe una catastrofe, probabilmente milioni di persone morirebbero e continuerebbero a farlo senza neanche rendersi conto del perché.

Vi ricorda qualcosa?

Ebbene sì, è esattamente quello che succede con il fumo di sigarette.

Tutto questo succede per colpa della nicotina: quest’ultima crea una dipendenza dalle sigarette che ci fa assumere oltre 4.000 sostanze chimiche, di cui circa 80 cancerogene (tra cui il catrame), che sono la causa di tumori, malattie cardiovascolari e altre patologie mortali.

Grazie alla sua somiglianza con l’acetilcolina, la nicotina riesce a sostituirsi ad essa quando entra nel nostro cervello, attivando i neuroni responsabili del rilascio della dopamina.

Ecco perché, pochi secondi dopo che assumiamo nicotina, per esempio facendo un tiro di sigaretta, proviamo subito una sensazione di benessere.

In questo modo la nicotina ci spinge a fumare ancora, rilasciando altra dopamina nel nostro cervello che ci spinge a fumare ancora, creando così un circolo vizioso che si auto-rafforza.

La memoria del piacere provato fumando, infatti, si fissa nella nostra corteccia prefrontale, rendendo vivido e facilmente accessibile il ricordo della sensazione provata fumando e quindi a desiderare di ripeterla.

Ma non finisce qui…

Le aree del cervello che rispondono alla dopamina e contribuiscono alla sensazione generale di benessere e piacere quando vengono sovra-stimolate tendono a diventare meno sensibili.

La conseguenza è che per tornare a provare la stessa intensità della sensazione di piacere, dobbiamo aumentare sempre di più la quantità di dopamina, a sua volta determinata da un aumento dell’assunzione di nicotina (il nostro cervello, per compensare, attiva milioni di nuovi recettori attraverso un fenomeno noto come UP-REGULATION).

Si innesca così il circolo vizioso e meccanismo biochimico alla base delle dipendenze, che porta a ricercare la sostanza psicoattiva con sempre maggiore frequenza e quantità e che ci fa stare male quando non possiamo assumerla.

È così che nasce e si alimenta la dipendenza da nicotina e da tutte quelle droghe che sfruttano questa falla del sistema cerebrale. E per questo che anche solo l’idea di smettere può apparirci così tremendamente difficile.

A livello biochimico infatti, per il cervello di un fumatore abituale smettere di fumare equivale a lasciarsi morire di fame.

La buona notizia è che, come tutte le dipendenze, sappiamo che è una menzogna e sapendo come funziona sappiamo anche che è possibile liberarsene.

La dipendenza da nicotina, infatti, è piuttosto facile da superare. Pensate che dopo sole 72 ore da quando smettiamo di fumare, nel nostro corpo non c’è più traccia di nicotina e tutto quello che rimane in noi è il condizionamento che la dipendenza ci ha imposto.

Quando si smette di fumare, i primi giorni sono difficili, ma ne varrà la pena, e per ogni giorno che passa senza assumere nicotina, non fumare diventerà sempre più semplice.

Il nostro cervello smetterà di erogare grandi quantità di dopamina a comando della nicotina e via via torneremo a una situazione di normalità.

Purtroppo, se si è stati fumatori, magari per molto tempo, non si potrà mai annullare del tutto i condizionamenti che la nicotina ha causato nel nostro cervello.

Anche dopo molti anni da quando si smette di fumare, può bastare il fumo di una sola sigaretta per riattivare in un attimo quel meccanismo di gratificazione e ricompensa, ritrasportandoci istantaneamente nell’incubo della dipendenza e annullando in pochi secondi tutti gli sforzi fatti e gli anni passati senza fumare.

Ecco perché, il metodo più efficace per smettere di fumare è di SMETTERE PER SEMPRE DI FUMARE.

Ovvero NON FUMARE MAI PIÙ NEMMENO UNA SIGARETTA. Ma non così per dire, proprio mai più, nemmeno una, se non vogliamo ricascarci. Mai più, nemmeno un singolo tiro, per restare per sempre liberi dalla schiavitù della nicotina.

Questo post è stato realizzato in collaborazione con la Fondazione Umberto Veronesi, in occasione della Giornata Mondiale Senza Tabacco del 31 maggio e per il progetto #NoSmokingBeHappy.

Autore: Sacha Dominis


Per approfondire l’argomento (e sostenerci facendolo) consigliamo:

fumare È facile smettere di fumare se sai come farlo

di Allen Carr

 

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